La doppia fatica del prof. Tranfaglia, antifascista ma anche no

Certi giorni vengono così: faticosi di loro. Se poi si è intellettuali di prestigio, ricercati dai più svariati giornali, di un fronte o dell’altro, per esprimere un’opinione, può succedere quello che ieri è successo al professor Nicola Tranfaglia, illustre storico torinese, intervistato sulla più scottante attualità politica tanto da Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, quanto dal Secolo d’Italia, l’organo di Alleanza nazionale.
19 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 04:33
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Certi giorni vengono così: faticosi di loro. Se poi si è intellettuali di prestigio, ricercati dai più svariati giornali, di un fronte o dell’altro, per esprimere un’opinione, può succedere quello che ieri è successo al professor Nicola Tranfaglia, illustre storico torinese, intervistato sulla più scottante attualità politica tanto da Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, quanto dal Secolo d’Italia, l’organo di Alleanza nazionale.
A Liberazione avverte: “E questo populismo mediatico e autoritario (s’intende, sempre quello che a Berlusconi fa capo, ndr) ha molti difetti che non sono minori di quelli del fascismo”. Ma pure sul giornale comunista (a riprova che il cammino è tortuoso, ed è il tutto oscuro che nasconde la parte, diciamo così, luminosa) spende considerazioni, seppure con maggior cautela, per la rotta politica di Fini, “sta pensando a una prospettiva che potrebbe avere una possibilità di realizzarsi soltanto tra molti anni quando non ci sarà più l’attuale capo carismatico del populismo e questo grande partito di destra avesse bisogno di un nuovo leader”. Tutto molto futuribile, per la tranquillità dei compagni.